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Rivoluzionaria professionale : Teresa Noce è nata a torino nel 1900. Cominciò a lavorare a 6 anni, portando il pane per un soldo al giorno. Fece poi la stiratrice, la sarta, la tornitrice alla FIAT Brevetti. Partecipò a tutte le lotte del proletariato torinese. A 18 anni si iscrisse alla gioventù socialista, passando poi a quella comunista. Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista. Passata alla illegalità, diresse nel 1923 la "Voce della Gioventù" a Milano. Nel 1926 espatriò per recarsi a Mosca, dove frequentò la scuola Leninista. Dal 1931 al 1934 ritornò diverse volte in Italia, per organizzare il lavoro clandestino del Centro Interno del PCI e gli scioperi della CGIL contro il fascismo. Nel 1933 è nuovamente a Mosca, dove rappresenta la CGIL illegale al Profintern.Successivamente diresse il giornale dell'emigrazioneItaliana a Parigi e nel 1936 fu in Spagna con le Brigate Internazionali. Arrestata a Parigi nel giugno 1940 e internata nel campo di Rieucros, riuscì a lasciarlo per passare al lavoro della Resistenza. Dal 1941 al 1943 diresse in Francia le azioni dei Francs Titeurs Partisans dell'emigrazione contro i tedeschi. Nuovamente arrestata a Parigi nel 1943, venne rinchiusa nel carcere della Petite Moquette e poi consegnata ai tedeschi che la deportarono nel campo della morte Ravensbruck e a Holleischen. Tornata in Italia dopo la Liberazione, venne designata dal PCI ALLA Consulta, quindi eletta all'Assemblea Costituente nonché alla 1^ e alla 2^ Legislatura della Camera dei Deputrati. Dal 1947 al 1955 segretaria generale della Federazione impiegati e operai tessili (FIOT), Presidente e poi Segretaria daql 1949 al 1958 della Unione Internazionale Sindacale dei tessili e dell'abbigliamento, fu in seguito Consigliere al Comitato Nazionale dell'Economia e del Lavoro, in rappresentanza della CGIL. È stata membro del Comitato Centrale del PCI dal 1933 al 1958 e della Direzione del Partito dal 1945 al 1954. Muore a Bologna il 22 gennaio 1980. |

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SENZA TREGUA : "Chi furono i gappisti? Potremmo dire che furono 'commandos'. Ma questo termine non è esatto. Essi furono qualcosa di più e di diverso da semplici 'commandos'. Furono gruppi di patrioti che non diedero mai 'tregua' al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi". Così Giovanni Pesce apre la sua rievocazione della lotta urbana contro il regime nazi-fascista. Diventato ormai un classico della memorialistica partigiana, nonché uno dei rari documenti sul ruolo svolto dai Gruppi di Azione Patriottica (i GAP) nella Resistenza, "Senza tregua" (pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1967) si presenta oggi come insostituibile antidoto contro quella perdita della memoria storica che si profila come uno dei guasti della coscienza civile contemporanea. Il volume, che ha gli scatti e il ritmo della scrittura narrativa, restituisce i dettagli più drammatici della guerriglia urbana, il fitto calendario delle azioni isolate, la tensione degli agguati, la lotta contro il nemico armato e, al contempo, quella contro spie, delatori, reggicoda del franante regime fascista. Uno stile scarno, senza retorica; un racconto senza compiacimenti. Per una riflessione sulla violenza e sulla Storia. Per una Storia liberata dalla violenza. |

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24 ottobre 2007 |
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ALLE RADICI DELL'ARTICOLO 18 : Oggi Giuseppe Sacchi è il Presidente del partito della Rifondazione Comunista della Lombardia. La sua è una vita lunga e ricca. Sacchi nasce a Mediglia (Mi) nel 1917 e, giovanissimo, comincia a lavorare alla OM. Consolida in fabbrica i suoi ideali antifascisti e partecipa alla Resistenza sino a diventare prima vicecomandante e poi comandante della 114° Brigata Garibaldi. Si iscrive al PCI. E, dopo la Liberazione, collaudatore motorista alla Motomeccanica. Diventa, a quel tempo, segretario della Sezione di Porta Romana del Partito. Nel 1948 viene licenziato per rappresaglia e diviene funzionario politico, assumendo via via vari incarichi, avendo anche l'opportunità di frequentare quei corsi di formazione che gli faranno acquisire quel metodo di studio e quello stile di lavoro che vedrete rappresentati nei due interventi riportati. Nel 1955 entra nella Segreteria milanese della FIOM e, un anno dopo, assume l'incarico di Segretario generale dei metalmeccanici, che manterrà sino al '64. E un periodo duro, quello, per il sindacato: i mezzi sono assai scarsi, il collegamento con i lavoratori problematico (i diritti sono tutti da conquistare), Cisl e Uil firmano accordi separati; la rappresaglia incombe: la Celere spara. Il Sindacato resiste solo per la capacità e la caparbia tenacia dei suoi quadri che tengono saldo il rapporto con i lavoratori, e che da loro percepiscono il carattere dei cambiamenti in corso nell'organizzazione del lavoro nelle fabbriche, con loro elaborano le prime "carte rivendicative" che colgono nel segno delle aspettative reali e dei bisogni concreti. E quello il tempo della lotta all'Alfa Romeo sui tempi e gli orari alla catena che, dopo l'accordo separato, la FIOM conduce da sola e vince; della lotta alla Geloso contro il licenziamento dei mèmbri di Commissione Interna, con l'occupazione della fabbrica e con il padrone che apre il fuoco sui lavoratori; della lotta alla Breda; delle serrate alla Triplex e alla Franco Tosi. E partono da allora le vertenze di settore, dai siderurgici agli elettromeccanici. Quella degli elettromeccanici, la lotta "delle quattro stagioni" -estate 1960, è l'estate contro Tambroni, primavera 1961 - è, dopo le amarezze degli anni 50, il primo vero segno della riscossa operaia e dell'unità sindacale che Giuseppe Sacchi, ed il gruppo dirigente della Fiom, perseguono sui contenuti della contrattazione di tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, con l'allora giovanissimo segretario Fim-CisI di Milano Pierre Camiti. Fu quella la lotta che aprì la strada al contratto innovativo del 63. Nel corso della stessa lotta si inventarono - e fu fondamentale - forme nuove di collegamento fabbrica/città: i cortei silenziosi, il Natale in piazza, la tenda alla Borletti. E si provarono forme inedite di consultazione operaia, come le assemblee sui piazzali. Furono di quelle lotte (e di Sacchi) le parole d'ordine "resisteremo un minuto più del padrone"e "uniti si vince" che verranno poi riprese e scandite nelle manifestazioni dell'autunno caldo e che porteranno a contratti avanzati, allo Statuto dei lavoratori e, quindi, al famoso articolo 18 oggi da estendere. La lotta degli elettromeccanici fu appunto il segno che l'Italia stava cambiando, rappresentò la fiducia ritrovata degli operai nelle proprie ragioni e, infine, fu la scintilla del 68 operaio. |







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