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Continua dalla Copertina - Per un'associazione di cultura |


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dell'Istituto Giangiacomo Feltrinelli, III, 1960, pp. 656-738; cfr. anche le Note bibliografiche aggiornate e ragionate aggiunte dal ROMANO ad Antonio Gramsci, Torino 1965, e i brevi cenni, a cura di. S. Caprioglio, alle pp. XLVII-XLVIII di Lettere dal carcere, Torino 1965 ], ci limiteremo a segnalare i volumi monografici di NICOLA MATTEUCCI, A. G. e la filosofia, della prassi, Milano 1951, di C. L. OTTINO; Concetti fondamentali cit., e i due volumi di saggi Studi gramsciani, Roma 1958 e La città futura, Milano 1959, oltre alla interpretazione di G. TAMBURRANO, Antonio Gramsci. La vita, il pensiero, l'azione, Lacaita, Manduria 1963. |
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A Torino il proletariato ha raggiunto un punto di sviluppo che è dei più alti, se non il più alto d'Italia. La sezione socialista, nell'attività politica, ha raggiunto una individualità ben distinta di classe; le organizzazioni economiche sono forti; nella cooperazione si è riusciti a creare una istituzione potente come l'Alleanza cooperativa3. A Torino pertanto si capisce che sia nato e sia più sentito il bisogno di integrare l'attività politica ed economica con un organo di attività culturale. Il bisogno di integrazione nascerà e si imporrà anche nelle altre parti di Italia. E il movimento proletario ne acquisterà in compattezza e in energia di conquista. Una delle più gravi lacune dell'attività nostra è questa: noi aspettiamo l'attualità per discutere dei problemi e per fissare le direttive della nostra azione. Costretti dall'urgenza, diamo dei problemi soluzioni affrettate, nel senso che non tutti quelli che al movimento partecipano si sono impadroniti dei termini esatti delle questioni e pertanto, se seguono la direttiva fissata, lo fanno per spirito di disciplina e per la fiducia che nutrono nei dirigenti, più che per un'intima convinzione, per una razionale spontaneità. Cosi avviene che, a ogni ora storica importante, si verificano gli sbandamenti, gli ammorbidimenti, le beghe interne, le questioni personali. Cosi si spiegano anche i fenomeni di idolatria, che sono un controsenso nel nostro movimento, e fanno rientrare dalla finestra l'autoritarismo cacciato dalla porta. Non esiste la convinzione ferma diffusa. Non esiste quella preparazione di lunga mano che da la prontezza del deliberare in qualsiasi momento, che determina gli accordi immediati, accordi effettivi, profondi, che rafforzano l'azione. L'associazione di cultura dovrebbe curare questa preparazione, dovrebbe creare queste convinzioni. Disinteressatamente, cioè senza aspettare lo stimolo dell'attualità, in essa dovrebbe discutersi tutto ciò che interessa o potrà interessare un giorno il movimento proletario. Inoltre, esistono dei problemi, filosofici, religiosi, morali, che l'azione politica ed economica presuppone, senza che gli organismi economici e politici possano in sede propria discuterli e propagandarne le soluzioni proprie. Essi hanno una grande importanza. Sono essi che determinano le cosi dette crisi spirituali, e ci mettono tra i piedi, ogni tanto, i così detti «casi». Il socialismo è una visione integrale della vita: ha una filosofia, una mistica, una morale. L'associazione sarebbe la sede propria della discussione di questi problemi, della loro chiarificazione, della loro propagazione. Sarebbe risolta in gran parte anche la questione degli «intellettuali». Gli intellettuali rappresentano un peso morto nel nostro movimento, perché in esso non hanno un compito specifico, adeguato alla loro capacità. Lo troverebbero, sarebbe messo alla prova il loro intellettualismo, la loro capacità di intelligenza. Realizzando questo istituto di cultura, i socialisti darebbero un fiero colpo alla mentalità dogmatica ed intollerante creata nel popolo italiano dalla educazione cattolica e gesuitica. Manca nel popolo italiano lo spirito di solidarietà disinteressata, l'amore per la libera discussione, il desiderio di ricercare la verità con mezzi unicamente umani, quali da la ragione e l'intelligenza. I socialisti ne darebbero un esempio attivo e fattivo, contribuirebbero potentemente a suscitare un nuovo costume, più libero e spregiudicato dall'attuale, più disposto all'accettazione dei loro principi e dei loro fini. In Inghilterra e in Germania esistevano ed esistono delle potentissime organizzazioni di cultura proletaria e socialista. Nell'Inghilterra è specialmente nota la Società dei Fabiani4 che aderiva all'Internazionale. Ha come suo compito la discussione profonda e diffusa dei problemi economici e morali che la vita impone o imporrà all'attenzione del proletariato, ed è riuscita a porre al servizio di questa opera di civiltà e di liberazione degli spiriti una gran parte del mondo intellettuale e universitario inglese. A Torino, dato l'ambiente e la maturità del proletariato» potrebbe e dovrebbe sorgere il primo nucleo di un'organizzazione di cultura prettamente socialista e di classe, che diventerebbe, col partito e la Confederazione del lavoro, il terzo organo del movimento di rivendicazione della classe lavoratrice italiana. * Non firmato, Avanti!, ediz. piemontese. 18 dicembre 1917. 1 Sulla stampa socialista torinese si sviluppò nell'autunno del 1917 una discussione intorno alla necessità di un elevamento culturale del proletariato. La proposta cui G. si riferisce qui era stata seguita da consensi ma anche da critiche. Un operaio aveva chiesto (// Grido del Popolo, 13 ottobre 1917) perché si insistesse tanto sull'istruzione dei proletari. Non era un discorso da rivolgere prima ai borghesi? G. era intervenuto per affermare: «... Per i proletari e un dovere non essere ignoranti. La civiltà socialista, senza privilegi di casta e di categoria, per realizzarsi compiutamente vuole che tutti i cittadini sappiano controllare ciò che .i loro mandatari volta per volta decidono e fanno. Il problema di educazione dei proletari è problema di libertà » (Ibidem). 2 Cfr. L'Università popolare, pp. 34-36 del presente volume. 3 L'Alleanza cooperativa torinese sorse nel 1899 come nuovo istituto cooperativo e previdenziale creato dall'Associazione generale degli operai e dalla Cooperativa ferrovieri. L'organismo, interamente gestito dai lavoratori, acquistò una crescente potenza commerciale e fu di valido aiuto alle lotte sindacali e politiche della classe operaia torinese. Nel 1919-20 l'ACT possedeva 44 distributori alimentari, raggruppava numerose società di mutuo soccorso, possedeva circoli ricreativi, ambulatori medici e una tipografia. Cfr. GINO CASTAGNO, Storia di una cooperativa, Torino, 1954. 4 La Fabian Society (fondata nel 1899) si propone di far trionfare il socialismo mediante una lenta e tenace opera di propaganda. Antonio Gramsci Avanti! - Edizione Piemontese - 18 Dicembre 1917 Scritti Politici - Editori Riuniti |
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